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Endometriosi: quattro conferenze sudamericane

 

La nostra Associazione valica i confini nazionali e sbarca in Sudamerica.
Ecco il resoconto a cura della dr.ssa Gerace, protagonista di un tour dedicato all’endometriosi.


Un tour d’oltreoceano, in terra sudamericana, per parlare di endometriosi, femminilità e disagio. Eva Gerace, psicologa, ha voluto condividere con noi questo viaggio in cui l’esplorazione della malattia passa attraverso nuove declinazioni e nuove angolazioni.
Ogni conferenza è stata occasione per citare l’esperienza della dottoressa con la nostra Associazione che, attraverso la sua preziosa testimonianza, è stata protagonista di queste quattro tappe.
Ed ecco, di seguito, il reportage a cura della dottoressa Gerace.


1. Conferenza “¡Llorarás sangre!” Vicisitudes sobre la feminidad mortificada. Presso l’Università Tecnologica di Bolívar
Giovedì 8 settembre 2011, Cartagena de Indias, Colombia.

L’evento è stato indirizzato agli allievi dell’Università, soprattutto agli studenti di Psicologia, ai professori ma anche al pubblico generico presente in sala.
Il titolo della conferenza è scaturito da una frase riferitami da una giovane che soffre di endometriosi alla quale, quando arrivarono le prime mestruazioni, la mamma sentenziò: “Adesso piangerai sangue!”.
Dopo una descrizione organica della malattia ho spiegato come l’aspetto psicologico della sofferenza riguardi il rapporto con l’Altro Materno il quale, quando la donna non “sa” delle differenze, appare come colei che “ha” un sapere, un potere, e come “padrona” sentenzia: «piangerai sangue!».

In secondo luogo ho trattato, nella mia prospettiva, il percorso di lavoro psicologico da intraprendere con le donne che soffrono di questa patologia, spiegando come motivarle ad esplorare ciò che vogliono.
È necessario infatti che ognuna costruisca il posto della propria vita mediante la riflessione e l’accettazione dei propri sentimenti, senza pensare che ci sia qualcun altro che sappia tutto e senza affidare unicamente al medico il compito salvifico e ho spiegato inoltre come tale consapevolezza possa liberare dal vortice pericoloso della passività e della dipendenza paralizzante.
Ho concluso precisando come l’overdose di “disumanizzazione” che l’attuale cultura offre, facendo credere che non ci siano limiti, rende più difficile la costruzione della propria soggettività e, con essa, la possibilità di sostenere il proprio desiderio.

Le domande che mi sono state rivolte dai professori, dagli studenti e dal pubblico in generale mi hanno fatto capire, ancora una volta, quanta insufficiente sia l’informazione che c’è su questa malattia.


2. Conferenza “La teta asustada”. Un cuerpo tejido con el miedo.
Presso la Corporaciòn Universitaria de la Costa - CUC. Facoltà di Psicologia.
Venerdì 9 di settembre 2011, Barranquilla, Colombia.

L’evento era rivolto agli allievi dell’Università, soprattutto agli studenti di Psicologia e ai professori, ma era anche presente un gruppo di professionisti esterni all’ambiente accademico.
Il titolo dell’incontro fa riferimento ad un film da me scelto per parlare dell’endometriosi. Una scelta scaturita da un commento che avevo letto, fatto dalla regista Claudia Llosa: “Questo copione è un materiale indirizzato agli studenti, con il quale potranno andare, venire e scoprire questo processo di creatività”. Ritengo infatti che avere la libertà di decifrare i fatti è una possibilità che può anche portare alla creatività.
La vera malattia di Fausta, protagonista del film è la paura, una paura atavica che la invade completamente, una paura che le ha sottratto l’anima e che deve affrontare da sola.

C’è poi un’altra forte verità, che il film in questione conferma: c’è un tratto di strada che la donna deve percorrere da sola (quando Fausta entra nella casa dove lavorava e prende quello che le appartiene) per poter così dare un “taglio” con l’eredità ricevuta dall’Altro.
L’argomento centrale del film è l’ossessione della violenza; in questa storia la figlia “porta la giubba”, ovvero il peso di quella mancanza della “Funzione Paterna”, la quale doveva proibire alla figlia di caricare con quel peso, proibendo l’identificazione, quella vera e propria aderenza con la madre.
Per questo, continuo a pensare che ci siano tante forme di violenza, nate con e oltre le paure, quali le malattie, certi vincoli familiari, le oscillazioni che le stesse donne e la cultura sostengono, il non essere soddisfatte.
La teta asustada è un esempio eccellente di tutto questo, un film in cui abbiamo guardato un corpo non libidinizzato, solo autorizzato alla sofferenza.
Concetti che ritroviamo in certi nuclei familiari ancora oggi: “Ti sono venute le mestruazioni? Adesso piangerai sangue!”.
Ho voluto concludere il mio intervento con una frase della regista: “La chiave della vita è saper riconoscersi, curarsi e ritornare a credere in quello che uno è”.
Anche in questa occasione le domande sono state numerose e mi hanno permesso capire l’interesse che il tema ha risvegliato.


3. Conferenza “Io che porto la giubba…”
Incontro di Psicoanalisi: “Godimento-Corpo”, presso il Circolo di Psicoanalisi Caraibico, nel suo ventesimo anniversario.
Sabato 10 di settembre 2011, Barranquilla, Colombia.

La conferenza è stata occasione per raccontare come è nato il libro “Io che porto la giubba…” e della giovane sofferente di endometriosi che si definì proprio con la frase «Io che porto la giubba e la faccia mi infarino», dando così forza alla ricerca sul tema della femminilità quando è mortificata dall’endometriosi. Tanto in questa istituzione psicoanalitica, così come nella seguente, a Buenos Aires, ho presentato la malattia non come una “conversione”, un sintomo nel corpo che deve essere “tradotto” in parole, bensì come un fenomeno psicosomatico.
Gli psicoanalisti e medici presenti m’hanno rivolto domande e commenti sul tema, arricchendo notevolmente il lavoro.


4. Conferenza Il peso di un tessuto. Endometriosi, un lavoro clinico.
In A.E.P.A – 30 anni – Fondazione, Assistenza e Studi Psicoanalitici
Argentini.
Mercoledì 14 settembre 2011. Buenos Aires. Argentina
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Continuo a trascrivere alcuni dei concetti che ho presentato anche presso il CPC, dove ho parlato dei limiti e delle differenze tra conversione, struttura isterica, nevrosi e psicosomatica. Ho promosso l’idea che ci siano “difficoltà” organiche che “resistono” all’interpretazione, soprattutto dove c’è una sofferenza con lesione anatomica verificabile, la quale non è articolabile con l’inconscio strutturato come un linguaggio; allo stesso modo ho sostenuto che l’endometriosi, in alcune pazienti, appaia tale e quale un fenomeno che emerge dal corpo biologico e, in quanto tale, è sottoposto a queste leggi e non a quelle dell’inconscio.
Per i medici e gli psicoanalisti la psicosomatica continua a essere un enigma. C’è ancora molto su cui si deve ricercare e lavorare.

Queste donne che patiscono con l’endometriosi, sono da essa invase e la portano e la sopportano come la “giubba”, anche se non sanno di cosa si tratta.
Sappiamo che la psicoanalisi può portare vantaggi quando crea meccanismi di scrittura; in questi casi possiamo affermare: quando un’azione appare come un grafema (“s”, “t”, “a” sono grafemi, mentre invece la “ll”, la “ch”, sono digrammi) ovvero come quella unità minima e indivisibile, come quel piccolo segno, essa può allacciarsi come significante, come una parola che porta a un movimento, a poter simbolizzare in forma differente la giubba. Così il corpo che veste una “giubba” perché ha una ferita aperta, dopo un iniziale annodarsi con qualche parola nuova, possa alla fine inserirsi nel tessuto simbolico, portando sollievo alla vita della sofferente.
I medici (ginecologi, genetisti) e gli psicoanalisti, alcuni con formazione in psicosomatica, hanno rivolto tantissime e interessanti domande e commenti sul tema, e tutto ciò m’ha “equipaggiato” con tante nuove possibilità di studio, incentivando così il proseguimento della mia ricerca e del mio lavoro sul tema.

A cura della dottoressa Eva Gerace
Psicologa

 

 

 

 

 

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